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Attendo (con impazienza) di trascorrere le tanto agognate ferie ad Istanbul. Buone vacanze a tutti, arrivederci a settembre.
«Occorre coltivare un dovere della memoria che si traduca in una rinnovata ampia assunzione di responsabilità per la difesa dei valori di democrazia, libertà e giustizia come fondamento del nostro patto costituzionale e garanzia irrinunciabile di crescita politica, culturale e sociale anche per le nuove generazioni».
Questo un passo del discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del ventottesimo anniversario della strage avvenuta alla stazione di Bologna il 2 Agosto 1980.
Fabrizio Cicchitto (storico iscritto alla loggia massonica P2, con tessera n. 2232) e Marco Pannella (il leone radicale per eccellenza), hanno messo in scena un delizioso teatrino in merito alla questione riguardante la Commissione di Vigilanza Rai. A quanto pare, il caldo gioca brutti scherzi.
Di Pietro scommette sul referendum
Antonio Di Pietro ha depositato presso la Corte di Cassazione il quesito referendario per l’abrogazione del Lodo Alfano, che sospende i processi penali contro le quattro più alte cariche dello Stato. Una legge che il leader dell’Italia dei Valori definisce “ingiusta, ingiustificata e immorale al di là del fatto che sia costituzionale o meno”. Nel dare il via al lungo iter referendario, Di Pietro rilancia la sfida al Partito Democratico: al partito guidato da Walter Veltroni, l’ex magistrato chiede di “avviare insieme a noi, e a tutte le associazioni che hanno già aderito, la raccolta firme”. Un pressing che finora non ha sortito effetti ai vertici del Pd. Ma dalle file uliviste del partito arrivano i primi sì. “Naturalmente - dice Franco Monaco - firmerò per il referendum contro il lodo Alfano. Per il suo merito e per lo strumento democratico del referendum”. Monaco si riconosce nelle “motivazioni genuinamente liberali” di Mario Segni (il quale ha parlato di iniziativa “giusta” e da sostenere “in pieno”) e condivide il “no fermo al vulnus inferto allo Stato di diritto, al dispotismo di chi si pretende legibus solutus”. Al contempo, l’esponente ulivista del Pd auspica che “il Pd si metta non al carro ma alla testa del referendum. Dipende dal Pd non da altri”. Arturo Parisi esprime il proprio sì a Di Pietro con una domanda retorica: “E come potrei non firmare il referendum?". "Dopo tutto quello che abbiamo detto in Parlamento contro il Lodo Alfano avrei preferito che lo avesse promosso il mio partito. Anche se non mi nascondo le enormi difficoltà che ci attendono - aggiunge l’ex ministro della Difesa - penso che sia meglio rischiare la sconfitta che accettare già in partenza la resa”. Sostegno all’iniziativa dell’Idv arriva anche da Sinistra Democratica. Sul versante del governo e della maggioranza, il Guardasigilli Angelino Alfano accoglie con understatement la mossa dell’ex magistrato: “È stata una decisione presa autonomamente da Di Pietro, ci sarà prima al valutazione della Corte Costituzionale e poi eventualmente quella del popolo italiano”, si limita a constatare. Meno diplomatico Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che insorge contro “comportamento eversivo di Di Pietro” e avverte: “Questo referendum non mi preoccupa affatto - aggiunge Cicchitto - ci presenteremo davanti ai cittadini e spiegheremo le nostre ragioni. Il Lodo Alfano cerca solo di evitare l’uso politico della giustizia contro le più alte cariche dello Stato”.
(Valerio Carli, L'Opinione, 31/07/2008)

Walter Veltroni abbandona (in modo forse definitivo) Antonio Di Pietro e la sua personale (nonché personalistica) battaglia referendaria contro il Lodo Alfano.

Dopo l'ultimo grave disastro elettorale, Rifondazione Comunista tenta di ricostruire il proprio futuro politico. Invano.

Silvio Berlusconi sul Lodo Alfano: «Contro di me c'è stata una persecuzione che è durata quattordici anni; il Presidente del Consiglio dal 30 giugno al 15 luglio sarebbe dovuto andare in udienza un giorno sì e un giorno no, oltre alle 2.503 udienze sostenute negli ultimi quattordici anni. Quindi non avrebbe potuto né convocare il Consiglio dei Ministri, né andare al G8».
«In Italia c'è una parte della magistratura che si è data il compito di sovvertire il risultato delle elezioni e la volontà del popolo italiano. Quindi il lodo di cui si parla è il minimo che una democrazia possa apprestare in difesa della propria libertà».
Toghe rosse e giustizia ingiusta
Considerando Silvio Berlusconi come un uomo di Stato (opinabile proprio come tutti gli altri), non lo si può certo definire (come lui stesso erroneamente afferma) un perseguitato politico. Le polemiche sul Lodo Alfano, alcune legittime e ponderate, altre palesemente strumentalizzate, si basano su un ragionamento non proprio coerente con la realtà dei fatti. Da una parte si sostiene le ragioni della magistratura (il cui braccio politico è rappresentato da Antonio Di Pietro), mentre dall'altra si tende a voler cercare un pretesto (neppure molto originale) per accusare il premier di scarsa responsabilità istituzionale. Tutto ciò, per il timore di uno smarcamento del Cavaliere nei confronti delle inchieste giudiziarie a suo carico.
Sebbene la questione abbia un fascino particolare, il punto fondamentale sul quale riflettere è ben altro. Negli ultimi quindici anni, infatti, il Paese ha dovuto sopportare una giustizia ingiusta ed imbarazzante, spesso pilotata, che in molte circostanze non ha compiuto il proprio dovere. Tanto da piegarsi ai voleri di una specifica parte politica, impegnata a screditare gli avversari a colpi di avvisi di garanzia. L'uso strumentale della giustizia italiana a fini ideologici, rappresenta una delle pagine nere di una Repubblica (la nostra) pavida e confusa.
La sfavillante carriera di Berlusconi, composta sia da grandi doti imprenditoriali che da vicende poco trasparenti, non può essere oggetto di una continua minaccia tendente ad esautorare l'attuale Presidente del Consiglio. I cittadini, in modo democratico, hanno sancito la vittoria del centrodestra alle scorse elezioni politiche; tale dato di fatto deve essere necessariamente rispettato; in ogni sede ed in ogni circostanza. Senza dover essere messo in discussione.
Spetta dunque all'opposizione dimostrare il proprio valore politico in Parlamento, non alla magistratura, o meglio, ad una parte di essa. Il tentativo (goffo) di sovvertire un preciso ordine democratico non è accettabile né tollerabile. Specialmente quando i magistrati prestati alla politica hanno apertamente dimostrato di prediligere la sinistra come loro preciso riferimento ideale. La Giustizia Italiana necessita di una profonda riforma ed in tempi molto brevi.

L'ultima trovata di Cofferati
L'ex sindacalista nonché attuale sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, è tornato a far parlare di sé; questa volta vietando agli addetti ai lavori di effettuare piercing nelle parti intime dei clienti. Le motivazioni, contenute nel testo del provvedimento comunale, sono di ordine prettamente medico: tali trattamenti, infatti, potrebbero «compromettere la funzionalità delle parti anatomiche in questione».

Roberto Calderoli (Lega Nord), ministro delle Semplificazione Normativa: «Credo sia stato un errore da parte di tutti abolire l'Ici, che era una delle poche tasse contenenti un principio di federalismo. Per questo è necessario trovare un'alternativa, tutti insieme dobbiamo individuare un'imposta che abbia la migliore corrispondenza con l'attività dei Comuni Italiani».

Definire legittimo il Lodo Alfano, equivale ad accettare, in modo peraltro incondizionato, ogni legge ad personam. Il maggiore beneficiario di tale provvedimento, ringrazia sentitamente.
Nel frattempo, il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, afferma: «Per garantire l'immunità alle alte cariche dello Stato, occorre una legge costituzionale».
Lo spammer Robert Soloway è stato condannato, negli Stati Uniti, a tre anni ed undici mesi di reclusione da un tribunale di Seattle per aver diffuso sul web, milioni di email pubblicitarie (ed indesiderate) al fine di promuovere i servizi ed prodotti della sua impresa.
Non è certo positivo notare come la sinistra italiana (quella moderata) abbia terminato di esistere dal giorno successivo all'ultima sconfitta elettorale. La cura appassionata ma labile di Walter Veltroni, infatti, non ha certo risolto le profonde lacune politiche del centrosinistra, che già emersero durante la disastrosa esperienza di governo di Romano Prodi.
Già, perchè, nonostante la nascita prematura e forzata di un Partito Democratico senza storia né particolari capacità relazionali, l'ex Unione del Professore, soffre ora più di prima, la mancanza di quell'ala estrema (composta dalla defunta Sinistra L'Arcobaleno) alla quale, i moderati di oggi, hanno addossato le responsabilità di un evidente malgoverno. Il centrosinistra moderno, o meglio, mutilato, non ha saputo sfruttare al meglio il bilancio di una campagna elettorale tutto sommato positiva. Nonostante la sconfitta.
Solo adesso, la dirigenza guidata dall'ex sindaco di Roma (che nega di aver lasciato la capitale in pietose condizioni economiche), ha compreso che fare opposizione non significa imporre un muro contro muro anacronistico, banale e di scarso valore. I rigurgiti antiberlusconisti, relegati alla mera consolazione di Antonio Di Pietro, hanno destabilizzato ulteriormente il fragile equilibrio che si era creato, non senza difficoltà, tra il Pd ed il Pdl. Inficiando, per giunta, quell'ipotesi di dialogo che avrebbe sicuramente aiutato la crescita della nuova sfida democratica veltroniana. Niente da fare. La linea politica del Partito Democratico, rigida e poco convincente, ha causato, invece, un nuovo incidente diplomatico, creando pericolosi avversari: tra i quali Rifondazione Comunista e l'ala oltranzista composta da Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica. Questa situazione di attuale stallo politico, naturalmente, favorirà un travaso di voti verso i suddetti partiti minori, ridotti ai minimi termini dal già conseguito risultato elettorale trascorso. Ciò è fisiologico e perfino auspicabile.
Pertanto, nonostante la sinistra moderata intenda apparire in buona salute, c'è ben poco da festeggiare. Il Governo Berlusconi che si trova ad avere una maggioranza schiacciante in Parlamento, non ha intenzione di cedere ai deboli compromessi proposti dal Pd, né a quelli (impercettibili) dell'Udc di Casini. Così è se vi pare: l'unica soluzione plausibile, per Veltroni, è quella di una completa riorganizzazione della propria dirigenza politica; anche alla luce della grave inchiesta giudiziaria che ha decapitato i vertici della Regione Abruzzo. Tutto il resto è reperibile alle feste dell'Unità.

Si spendono molte parole sulla sicurezza, ma nessuno (neppure il Governo Berlusconi) pensa ai fedeli servitori dello Stato che, ogni giorno, garantiscono l'ordine pubblico tra innumerevoli avversità. Un triste paradosso tutto italiano.
Salvate il soldato Elkann

Le bravate notturne di Lapo Elkann si rivelano sempre ben al di sopra ogni reale aspettativa. L'uomo più elegante del mondo (a detta di illustri stilisti internazionali dell'alta moda), dovrebbe rivelare al mondo la propria formula magica (o chimica) per una vita sempre al centro dell'attenzione. Anche e soprattutto in negativo.

Il congresso dei Verdi ha eletto, con il 60% delle (poche) preferenze, Grazia Francescato come nuovo (si fa per dire) portavoce nazionale del partito. Nessuna traccia, invece, di Alfonso Pecoraro Scanio. La deriva politica, dunque, continua.